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La cessione del quinto è disciplinata dal D.P.R. 5 gennaio 1950 n. 180 ed è una tipologia di prestito rivolta ai lavoratori dipendenti (pubblici, statali, enti parastatali, aziende private, pensionati) ovvero ai soggetti che possono contare su una busta paga o una pensione su cui puo' essere addebitata la rata del finanziamento.

Rispetto ad altre tipologie di prestito, la cessione del quinto possiede alcune caratteristiche specifiche:

1) la restituzione delle rate del prestito avviene mediante trattenuta diretta ed automatica sulla busta paga o sulla pensione del richiedente, per il periodo ed alle condizioni previste dal contratto. Chi provvede al rimborso della rata è quindi il datore di lavoro (in caso di lavoratori dipendenti) o l'ente previdenziale di riferimento ( in caso di pensionati).

2) la mancata necessità di garanzie personali aggiuntive (quali fideiussioni o garanti,garanzie personali,ecc..) oltre lo stipendio o la pensione.

3) la possibilità di accedere alla cessione del quinto anche in presenza di altri prestiti in corso (mutuo per la casa, ecc.)

Il nome Cessione del Quinto di Stipendio deriva dal fatto che l'importo massimo della rata di rimborso del prestito non può superare il valore di 1/5 (cioè il 20%) dello stipendio mensile netto continuativo. La durata massima consentita è di 120 mesi e la minima abitualmente non è inferiore ai 24 mesi. Il termine massimo della durata non può eccedere il termine del rapporto di lavoro e il pensionamento, tranne che per i dipendenti ministeriali, i quali possono decidere se estinguere il debito o traslarlo sulla pensione.

E' possibile l'accesso alla Cessione del Quinto dello Stipendio anche da parte dei Pensionati ed in questo caso la scadenza non può eccedere il 90esimo anno di età. La legge prevede che, al momento della stipula del contratto con la società finanziaria, si stipuli anche una assicurazione sui rischi vita ed impiego.

Nel caso di "rischio impiego" l'assicurazione interviene, ma ha diritto di rivalsa nei confronti del debitore, nei limiti del TFR (Trattamento di Fine Rapporto) fino a quel momento maturato: tale cifra, accantonata dall'azienda in un apposito fondo, resta quindi indisponibile per il mutuatario che accede al finanziamento; si tratta quindi di un'assicurazione a vantaggio della finanziaria. Nel caso di "rischio vita", l'assicurazione interviene senza vantare diritto di rivalsa nei confronti degli eredi.

L'erogazione del prestito è subordinata all'approvazione della pratica da parte dell'Istituto erogante.

 
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